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Slovacchia storia geografia radici

Slovacchia storia geografia radici

Patrick Del Negro 09 Ottobre 2023
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Rappresentazione: In questo documento vengono spiegate brevemente la storia e la geografia della Slovacchia.

 

SLOVACCHIA: STORIA E GEOGRAFIA DELLE RADICI
















Geografia delle Radici

 

La Slovacchia è uno stato che fa parte della Repubblica, una repubblica parlamentare, confina a nord con la Polonia, nord ovest con la Repubblica Ceca, sud ovest con l’ Austria, a sud con l’ Ungheria, e a est con l’ Ucraina. Questa è una nazione senza mare, perché si trova in mezzo a stati confinanti. La popolazione è abbastanza bassa, il motivo è piuttosto semplice, ovvero la grandezza di questo stato, che è di 49.000 km quadrati, comunque ci sono circa 5 milioni di abitanti. La città più grande, Bratislava, è anche la capitale, che si trova a sud ovest, invece la seconda più grande città è Košice, che si trova a sud est. Il Danubio è un fiume che passa attraverso 10 paesi ovvero: Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina. Questo è il secondo fiume più lungo d’ Europa, esattamente 2.850 km, il Danubio nasce precisamente nella Foresta Nera da un piccolo ruscello chiamato Gribach, questo fiume passa tra: Germania, Slovacchia, Austria, Ungheria,  Serbia,  Croazia,  Romania, Bulgaria,  Ucraina.

Storia 

 

La lingua parlata in questo stato è ufficialmente lo slovacco, una lingua slava abbastanza complicata, i ragazzi più giovani conoscono bene l’ inglese e anche il ceco, l’ inglese perché questo stato fa parte della nato, sotto l’ America, il ceco perché una volta, dal 1918 al 1992 c’era la Cecoslovacchia, uno stato unito tra Repubblica ceca e Slovacchia. La parte bella è che non tutti gli abitanti cechi conoscono bene lo slovacco, ma comunque ci capiamo, perché sono due lingue abbastanza simili. Nell'XI secolo la Slovacchia venne unita al Regno d'Ungheria e dal Cinquecento entrò a far parte dell'Impero asburgico. Dopo la prima guerra mondiale fece parte della Cecoslovacchia, insieme a Boemia e Moravia. Dal 1993 è una repubblica indipendente e dal 2004 fa parte dell'Unione Europea, il 1 gennaio 2009 hanno purtroppo rimosso l’ euro in Slovacchia.

 

Romania: Storia e Geografia delle Radici

Romania: Storia e Geografia delle Radici

09 Ottobre 2023
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In questo articolo tratteremo la Romania iniziando dalle sue radici, e come primo argomento parleremo della parte geografica della Romania principalmente i suoi confini ma anche la sua area, dové situata ed i suoi vari collegamenti. Poi tratteremo anche delle sue regioni storiche che come accennerò non hanno un'influenza politica a differenza dell'Italia.  

 

  • Confini
  • Regioni storiche

 

Confini della Romania

Con un'area di 238.391 km², la Romania è il 12º Stato d'Europa per superficie. Situato nella parte nord-orientale attigua alla Penisola balcanica, il paese si trova a metà strada tra l'Equatore ed il Polo nord ed è equidistante dal punto più occidentale d'Europa (la costa dell'Oceano Atlantico) e dal più orientale (i Monti Urali). La Romania confina a nord-est con la Moldavia (681 km di confine), a nord e per un breve tratto a est con l'Ucraina (649 km), a sud con la Bulgaria (631 km), a sud-ovest con la Serbia (546 km) e a nord-ovest con l'Ungheria (448 km), per un totale di 3155 km; inoltre si affaccia a sud-est sul Mar Nero con 245 km di costa, che forniscono alla Romania un importante collegamento con il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico.

Tradizionalmente la Romania è divisa in diverse regioni storiche che tuttavia non hanno alcuna funzione amministrativa.

 

Regioni storiche della Romania

La Dobrogia è la parte più orientale, che si estende tra il corso del Danubio a nord e ad ovest, il Mar Nero ad est ed il confine bulgaro a sud; una parte della Dobrogia (il Cadrilatero) si trova oltre questo confine.

La Moldavia si estende dai Carpazi Orientali fino al Prut, al confine moldavo-ucraino (e si estende anche oltre).

La Valacchia si estende dalle Alpi Transilvaniche fino al confine con la Bulgaria, ed è divisa dall'Olt in due parti, l'Oltenia ad ovest e la Muntenia ad est; il Danubio la separa naturalmente dalla Dobrogia.

La regione centro-occidentale, nota come Transilvania, è delimitata dall'arco dei Carpazi (che la separano dal Maramureș a nord-est), dall'area della Crișana (che confina ad ovest con l'Ungheria) e dal Banato (sul confine serbo-ungherese); è questa regione ad ovest dei Carpazi che presenta la maggiore concentrazione di minoranze etniche

La Perla dei Balcani: Macedonia del Nord

La Perla dei Balcani: Macedonia del Nord

Salina Mimidinovska 09 Ottobre 2023
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La Macedonia del Nord è un paese prevalentemente montuoso e ha una trentina di vette che superano i 2.000 metri. La sua montagna più alta, il monte Korab, raggiunge i 2.764 metri sul livello del mare. Il paese ha anche colline, altipiani e valli fluviali. Le prime tracce della popolazione macedone risalgono al neolitico, in macedone mladoto kameno vreme, ovvero l'età della pietra. Il regno macedone inizia a formarsi però solo nel IX-XVII sec. a.C.

  • Parco Nazionale Pelister
  • Parco Nazionale Mavrovo
  • Parco nazionale Galicica
  • Storia
  • Mito di Karan
  • Filippo II
  • Alessandro Magno
  • d.C.
  • Demografia
  • Centar Zupa

 

Parco nazionale Pelister

Situato nella parte sud-occidentale del paese sul versante settentrionale del massiccio dei monti Baba, il territorio del parco ha un'altitudine compresa tra i 900 e i 2601 metri s.l.m. Il parco è stato istituito nel novembre del 1948 e ha una superficie complessiva di 171,5 km² suddivisa tra i comuni di Bitola e Resen. All'interno del parco si trova un solo centro abitato, il villaggio di Malovishte. Il nome deriva da quello dell'omonimo monte, che con i suoi 2601 m. è la vetta più elevata del massiccio dei monti Baba, ed è situato tra la pianura di Pelagonia e la regione di Prespa. Altri rilievi presenti nel parco sono i monti Steve, Veternica, Muza , Bojadziev Vrv, Visoka Chuka e Vrteska.

Parco nazionale di Mavrovo

Il parco è stato istituito nell'aprile del 1949 con una superficie iniziale di 117,5 km² successivamente ampliata nel 1952 fino all'estensione attuale .Situato nella parte occidentale del paese al confine con l'Albania e il Kosovo, occupa una superficie di 734 km², nel parco si trovano i rilievi di tre sistemi montuosi: i Monti Šar, i Monte Korab e il massiccio del Bistra.Tra i rilievi scorre per quasi 25 km il fiume Radika, uno degli affluenti del Drin Nero. Il confine occidentale del parco costituisce anche il confine con l'Albania. All'interno del parco si trovano alcuni monumenti storici tra i quali il monastero di San Giovanni Battista sulle rive del fiume Radika, il ponte Elen Skok sul fiume Mala Reka, l'antica moschea di Rostushe e la necropoli di San Nicola nei pressi di Mavrovo. Una delle caratteristiche principali del parco è l'elevata biodiversità, vi si trovano infatti flora e fauna di ambienti diversi, da quelli di alta quota fino a specie tipiche delle steppe e dei deserti. All'interno del parco si trovano cinque specie categorizzate come VU (vulnerabili) nella Lista rossa IUCN tra le quali tre sono invertebrati: il gambero di fiume, Astacus astacus, il gambero di torrente, Austropotamobius torrentium e la farfalla apollo Parnassius apollo; una specie di rettili, la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) e una specie di mammiferi, l'arvicola delle nevi dei Balcani.

Parco nazionale Galicica

Il  Parco nazionale del Galičica è uno dei tre parchi nazionali della Macedonia del Nord. È situato nella parte sudoccidentale del paese, al confine con l'Albania. Il parco è stato istituito nel novembre del 1958 e ha una superficie complessiva di 243,2 km² ed è uno dei tre parchi nazionali della Macedonia del Nord. È situato nella parte sudoccidentale del paese, al confine con l'Albania. Il parco è stato istituito nel novembre del 1958 e ha una superficie complessiva di 243,2 km².Il parco nazionale del Galičica comprende il massiccio omonimo, parte della sponda orientale del lago di Ocrida e di quella occidentale del lago Prespa, con la piccola isola di Golem Grad. A sud confina con l'Albania e più precisamente con il Parco nazionale di Prespa. Circa due terzi del territorio del parco sono compresi nel Patrimonio naturale e culturale della regione di Ohrid, area riconosciuta Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1979. All'interno del parco si trovano diversi monumenti e siti storici come il monastero di San Naum e alcuni siti palafitticoli sulla sponda del lago di Ohrid.

Storia

Le prime tracce della popolazione macedone risalgono al neolitico, in macedone mladoto kameno vreme, ovvero l'età della pietra. Il regno macedone inizia a formarsi però solo nel IX-XVII sec. a.C.  quando salì al potere Carano, primo re dei macedoni che rese capitale Aigai, città situata nella regione di Macedonia in Grecia, dove regnò per 30 anni. 

 

Mito di Corano

Carano era uno dei figli di Temeno, capo dei Dori e in seguito re di Argo. Alla morte del padre i vari principi si riunirono per discutere chi dovesse essere il suo successore. Uno di loro, Fedone, riuscì a sconfiggere tutti gli altri pretendenti ottenendo così il trono. Carano allora decise di cercarsi un nuovo regno, dove anche lui avesse potuto essere il re, non prima però di aver consultato l'oracolo di Delfi. «Tu troverai il tuo regno laddove troverai abbondanza di animali domestici e selvatici» – fu il responso. Perciò Carano e il suo seguito si mossero verso nord, in cerca di terra adatta per stabilire il suo nuovo regno. Infine, scoprì una verde valle, con una grande quantità di selvaggina e capre, dopodiché pensò che la profezia della Pizia era stata adempita. In quel luogo vi costruì una città che chiamò Ege, tradotto in greco significa capre, l'attuale Vergina, un sito di consistente attività archeologica, come dimostrano i numerosi e importanti ritrovamenti riportati alla luce.

 

Filippo II

Il rafforzamento dell' impero macedone inizia a metà del IV secolo a.C. con Filippo Il, diciottesimo re di Macedonia, padre di Alessandro Magno, appartenente alla dinastia argeade, dinastia regnante dal 700 al 310 a.C.; Filippo II vanta numerose battaglie e conquiste tra cui la Guerra sacra (356-348 a.C.) dove la Macedonia acquista una posizione di forza in Grecia, la quale successivamente nel 338 viene conquistata militarmente nella battaglia di Cheronea.

«(IV.II.2) Affrontando gli Ateniesi a Cheronea, Filippo simulò una ritirata. Quando Stratocle, il comandante ateniese, ordinò ai suoi uomini di spingersi avanti, gridando "li inseguiremo fin nel cuore della Macedonia", Filippo osservò tranquillamente "gli ateniesi non sanno vincere" e ordinò alla sua falange di rimanere serrata e solida e di ritirarsi lentamente, riparandosi con gli scudi dagli attacchi del nemico. Quando egli con questa manovra ebbe attirato i nemici fuori dal loro terreno vantaggioso, e guadagnata una superiorità, egli si fermò e, incoraggiando le sue truppe ad un attacco vigoroso, fece così impressione al nemico da determinare una brillante vittoria in suo favore.»

«(IV.II.7) A Cheronea Filippo, sapendo che gli Ateniesi erano animosi ed inesperti e i Macedoni adusi alle fatiche e agli esercizi, si adoperò per prolungare l'azione, riservando il proprio attacco principale alla conclusione del combattimento, a nemico debole ed esausto e incapace di sostenere la carica.»

-Diodoro Siculo.

 

Alessandro Magno

Alessandro Magno, condottiero e militare macedone, diventa re nel 336 a.C. seguendo le orme del padre Filippo II. Considerato uno tra i più grandi strateghi e celebri conquistatori, Alessandro Magno in soli dodici anni  conquista  l’impero persiano, il quale comprende l’ Asia minore, Egitto, India settentrionale, Pakistan e Afghanistan, per poi estendere le sue conquiste arrivando a creare un vero e proprio impero. Impero che al giorno d’oggi occuperebbe 20 stati tra cui  parte dei Balcani, Turchia, Siria, Cipro, Libano …  L’ impero di Alessandro era uno stato multietnico, dove  la sovranità si basava su diversi strumenti di legittimazione. Solo le sue persone potevano rendersi garanti dell'unità dell'impero, per il quale non c'era un'idea di territorio geografico di appartenenza né esisteva un nome del relativo popolo. Alessandro rispettava e restaurava anche le culture tradizionali come le tradizioni religiose dei popoli da lui sottomessi. Egli non voleva presentarsi di fronte a loro come un occupante o un sovrano stranier, ma come conservatore dell'ordine delle loro comunità. In questo senso il suo regno rappresenta un concetto di sovranità staccato dai confini nazionali. Alessandro fu accolto in Egitto come liberatore dall'egemonia straniera dei Persiani mentre a Menfi fu incoronato Faraone con l'antico rito egizio, onore che i re persiani avevano rifiutato. Similmente  si comportò a Babilonia, dove fu accolto come liberatore e, secondo il Diario astronomico di Babilonia, come "re del mondo". Il dominio di Alessandro Magno si interrompe nel 319 a.C all’ età di 33 anni  a causa della sindrome di Guillain-Barré Syndrome, un disturbo neurologico raro autoimmune che lo lasciò paralizzato per sei giorni, privandolo a poco a poco della capacità di camminare, parlare e infine respirare.

 

Dopo Cristo

Nel 1389 la Macedonia fu conquistata dall’Impero Ottomano e rimase sotto la sua dominazione per oltre cinque secoli. Nel Congresso di Berlino del 1878 venne riconfermato il dominio turco sui territori macedoni, territori che successivamente  durante le guerre balcaniche vennero spartiti tra la Grecia, la Bulgaria e la Serbia. Ciò portò come conseguenza la nascita di movimenti nazionalistici inclini al terrorismo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Macedonia fu occupata dalla Bulgaria e nel 1946 entrò a far parte della Federazione Jugoslava. Nel 1991 proclamò pacificamente la propria indipendenza, scatenando tensioni con la vicina Grecia, a causa delle rivendicazioni sulla Macedonia greca. Le frontiere furono decise e ufficializzate da un accordo con la Jugoslavia nel 1996. Quando la NATO iniziò le sue operazioni in Jugoslavia nel 1999, la Macedonia fu investita da conseguenze pesanti: l’arrivo di oltre 300mila profughi, solo in parte rientrati in Patria alla fine delle attività belliche. Nel 2001 si assistette a un conflitto a seguito delle  varie proteste e rivendicazioni della minoranza albanese, anche a causa del movimento di guerriglia che dal Kosovo si estese nella Macedonia occidentale. Dopo alcuni mesi di scontri si giunse, anche grazie attraverso la mediazione europea e statunitense, agli Accordi di Ohrid che posero fine ai combattimenti, stabilendo delle linee guida per gli emendamenti costituzionali e per la creazione di nuove leggi a favore dei diritti delle minoranze.  Dalle elezioni politiche del 2002 si sono alternati al potere prima i socialdemocratici, poi nel 2006-2008 i conservatori. Nel 2005 la Macedonia si è candidata per entrare a far parte dell’UE e della NATO, ma solamente negli ultimi anni si sono fatti notevoli passi avanti nel processo di adesione. La bandiera della Macedonia del Nord raffigura un sole nascente giallo, con otto raggi che si estendono fino ai bordi del campo rosso. Rappresenta il "nuovo sole della libertà", evocato nell'inno nazionale macedone, la bandiera usata invece precedentemente, dal 1991 al 1995 durante il dominio della Repubblica Socialistafederale di Jugoslavija, raffigurava il sole di Verghina, ovvero un sole con 16 punte che nell'antichità, durante il dominio di Alessandro Magno era simbolo della dinastia reale macedone. Macedonia del Nord, ufficialmente Repubblica della Macedonia del Nord, in macedone Република Северна Македонија, Republika Severna Makedonija; è uno Stato della penisola balcanica senza sbocco sul mare con capitale  Skopje. Fino al 2019 il nome ufficiale dello Stato era Repubblica di Macedonia, per questo il Paese è stato coinvolto successivamente in un conflitto diplomatico. La Macedonia del Nord confina a sud-ovest con l'Albania, a nord-est con la Bulgaria, a nord con la Serbia e il Kosovo e a sud-est con la Grecia. Il territorio governato dalla Macedonia era in precedenza la parte meridionale estrema della Jugoslavia. I confini odierni vennero fissati poco dopo la seconda guerra mondiale, quando la Jugoslavia socialista stabilì nella zona la Repubblica Popolare di Macedonia, riconoscendo i macedoni come una nazione separata all'interno della Jugoslavia. 

 

Demografia

etnie principali:

  • macedoni - 64%
  • albanesi 25%
  • turchi 4%
  • rom 2,7%
  • serbi 2%
  • bosniaci 1,4%

La lingua ufficiale è il macedone, ma sono molto diffusi anche il turco e l’albanese. Inoltre, la maggior parte della popolazione di religione cristiano ortodossa, circa il 66%, mentre il restante 29% è muslumano.

 

Centar Zupa

Il comune confina con Struga a sud, con Debar a est, nord e ovest e con l'Albania a ovest e si trova in una zona montuosa. Il lago di Centar Zupa si chiama "Debarsko Ezero". La montagna più elevata di Centar Zupa si chiama Stogovo. Il Stogovo è una catena montuosa nella parte occidentale della Repubblica di Macedonia. Situato vicino Debar e il confine albanese, si estende a nord dalla massiccia Mavrovo. E’ occupato dal 98% di turchi, 1,5 % macedoni e 0,5% albanesi. La cultura turca, assai diffusa, si riflette anche nella quotidianità della vita degli abitanti, i quali hanno dedicato anche una statua di commemorazione a Kemal Ataturk, generale e politico turco, fondatore e primo Presidente della Repubblica turca. Dal 1916 fu chiamato Mustafa Kemal "Paşa", dal 1934 Kemal "Atatürk". È considerato l'eroe nazionale turco, e il padre della Turchia moderna.

 

Curiosità - Alessandro Magno

Era piuttosto basso, tozzo e di corporatura robusta. Era mancino ed era affetto da eterocromia, aveva cioè gli occhi di colore diverso. Stando a Plutarco, Alessandro aveva tratti di violento e incauto temperamento; aveva una natura impulsiva, che sicuramente ha influito in alcune delle sue decisioni. Sebbene Alessandro fosse ostinato e non rispondesse bene agli ordini impartitigli da suo padre, egli era aperto al dibattito ben motivato. Aveva inoltre un lato più tranquillo, logico, intuitivo e calcolatore. Aveva un forte desiderio verso la conoscenza, un profondo amore per la filosofia ed era un appassionato lettore; questo era senza dubbio dovuto almeno in parte alla tutela di Aristotele. Alessandro era intelligente e imparava in fretta. La sua intelligenza e razionalità fu ampiamente dimostrata dalla sua abilità e successo come generale. Aveva un grande autocontrollo per i “piaceri della carne”, in contrasto con la sua difficoltà nel porsi limiti quando invece si trattava di alcolici. Alessandro era un erudito e padroneggiava sia le arti sia le scienze ma aveva poco interesse negli sport o nei giochi Olimpici. Aveva molto carisma e una forte personalità, caratteristiche che lo resero un grande leader. Le sue abilità uniche furono ulteriormente dimostrate dall'inettitudine dei suoi generali nel mantenere unita la Macedonia e preservare l'impero dopo la sua morte.



 

Macedonia Del Nord: Storia e Geografia Delle Radici

Macedonia Del Nord: Storia e Geografia Delle Radici

Sanya Budinoska 09 Ottobre 2023
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La macedonia del nord è un bellissimo paese della penisola balcanica, che pur essendo piccolo e poco conosciuto, ha una storia molto affascinante, è ricco di cultura e tradizioni, dove si possono visitare antichi villaggi, riserve naturali e città moderne.

  • Localizzazione e denominazione
  • Storia della macedonia del nord

Localizzazione e denominazione

La Macedonia del Nord confina con la Serbia, la Bulgaria, la Grecia e l’Albania.
La lingua ufficiale è il macedone ma in alcune zone si parlano anche l’albanese, il turco e serbo-croato. La religione professata per lo più è la religione ortodossa ma ci sono anche diversi cittadini mussulmani, che hanno origini turche e albanesi.
Ha una superficie che si estende per 26.000 km e 2 milioni di abitanti. Il paese inizialmente si chiamava “Macedonia” e si era dato questo nome in seguito alla dissoluzione della Jugoslavia. Questa denominazione però ha portato a degli scontri diplomatici con la Grecia, infatti nel 2019 è stata assunta la denominazione “Macedonia del Nord” sulla base dell’accordo ratificato a Prepsa con la Grecia.La Macedonia del Nord è un paese montuoso e la sua montagna più alta è il monte Korab, che supera i 2.746 metri sul livello del mare. Questo monte è situato sul confine della macedonia del nord e dell'Albania. Il sentiero escursionistico fino alla cima è accessibile da luglio a settembre quando la stagione nella regione è prevalentemente secca. Ci sono anche varie colline, altipiani, burroni e valli fluviali. Il fiume principale è il Vardar che attraversa il paese per 301 chilometri. In Macedonia ci sono anche 53 laghi naturali e artificiali ed il più grande e antico è il lago di Ohrid che ha una superficie di 349 chilometri quadrati ed è il lago più antico d'Europa. Ci sono 3 parchi nazionali, ovvero: il parco nazionale del Pelister, il parco nazionale di Mavrovo e il parco nazionale del Galicica.

Questo parco è il più grande del paese e ha molto da offrire agli amanti dell’aria aperta. Durante tutto l’anno è possibile esplorare il suo splendido paesaggio a cavallo, in kayak o con gli sci, ma anche a piedi o in mountain bike. Prendendo il nome dal pittoresco villaggio situato nel parco, Mavrovo ospita il più grande lago artificiale del paese, e durante una gita in barca sulle sue acque tranquille, potrete ammirare la chiesa di San Nicola Mavrovo è un parco incantevole da visitare, perché ospita le cime più alte del paese e in inverno si possono fare grandi arrampicate e sciate.


Istituito nel 1948, il Parco nazionale del Pelister è una zona montuosa che copre il massiccio del Monte Baba. La riserva ospita una miriade di animali endemici, tra cui orsi, lupi e aquile volteggianti. Il più antico parco nazionale del Paese, il Pelister, ospita due splendidi laghi glaciali che si trovano in mezzo alle sue imponenti vette. Questi sono deliziosamente conosciuti come gli occhi di Pelister. Con una natura molto varia e una pletora di sentieri escursionistici che si snodano tra valli e foreste, Pelister è una gioia da esplorare. La vista dalla cima del monte Pelister vi toglierà il fiato e vi permetterà di accamparsi nel parco o di sciare, a seconda del periodo dell’anno.


Situato tra i laghi di Ohrid e Prespa, lo splendido Parco Nazionale Galicica è un luogo selvaggio e meraviglioso da visitare.Le escursioni tra le valli incontaminate e incontaminate, le foreste e le montagne delizieranno sicuramente gli amanti della natura.
Dominato dal massiccio calcareo della Galicica che si trova tra i due laghi, il parco nazionale ospita una serie di alte vette.”, ‘Dalle loro cime si gode di una vista mozzafiato sulla campagna circostante. Con pittoreschi paesini di montagna, un’abbondanza di fauna e flora fantastica e un paesaggio vario che comprende laghi, montagne e vallate, la bellezza naturale del Parco Nazionale di Galicica merita una visita in Macedonia.

Conosciuta a volte come “la Gerusalemme dei Balcani”, in quanto un tempo ospitava 365 chiese, Ohrid è una città storica tra le più belle e suggestive della Macedonia.
Girovagare per le sue antiche strade acciottolate è una delizia; passerete accanto a qualche deliziosa architettura e i suoi pittoreschi ristorantini e caffè vi permetteranno di fare una sosta perfetta quando avrete voglia di fare una pausa per osservare il  mondo che passa. Tra le sue attrazioni più popolari c’è l’affascinante Fortezza di Samuil che domina la città, e la Chiesa dei Santi Clemente e Panteleimon. Ciò che contraddistingue davvero Ohrid, tuttavia, è la sua bellissima posizione sulle rive del lago di Ohrid. La città gode di una vista mozzafiato sulle acque turchesi e, oltre ad una passeggiata panoramica sul lungomare della città, non perdetevi la chiesa di San Giovanni a Kaneo per gli incredibili panorami che offre sul lago. Situato al confine tra la Macedonia e l’Albania, il lago Ohrid è spettacolare; le sue belle acque azzurre e limpide scintillano al sole circondate da montagne.I turisti stanno tornando lentamente sulle sue rive solo ora, dopo la disgregazione della Jugoslavia negli anni ’90. Uno dei laghi più profondi e antichi d’Europa, il lago Ohrid è un ecosistema molto importante e biodiverso. È la patria di una vasta gamma di specie endemiche della zona, come i pesci predatori e le lumache d’acqua dolce. La sua linea di costa è pittoresca quanto le sue acque a specchio; villaggi e città pittoresche come Ohrid e Struga sono nascoste in mezzo a foreste gloriose e accanto a spiagge tranquille. Con un sacco di sport acquatici, gite in barca e punti di nuoto in offerta per completare l’incredibile scenario, il lago di Ohrid è una delle gemme nascoste della Macedonia.

 
La capitale del paese è Skopje, abitata da circa 500.000 persone.
La città è patrimonio Unesco, ed è famosa per le molte chiese di origine bizantina. Inoltre nella piazza centrale della città si trova la statua del guerriero a cavallo alta ben 23 metri, e il guerriero rappresentato nella statua è proprio Alessando Magno. Dopo Skopje le città piú grandi sono Kumanovo, Tetovo, Gostivar, Struga, Bitola, Prilep, Ohrid e Veles.

La bandiera della macedonia è stata ufficialmente adottata il 6 ottobre del 1995 e rappresenta un sole nascente giallo con 8 raggi che si estendono fino ai bordi della bandiera
con lo sfondo rosso. Rappresenta il “nuovo sole della libertà”, evocato nell’inno nazionale macedone Denes Nad Makedonija. Precedentemente, dal 1991 al 1995, la bandiera ha avuto 
come simbolo il Sole di Vergina , una stella simbolica di 16 raggi, il che portò a proteste da parte della Grecia a causa delle origini del simbolo.


La storia della Macedonia
Nell'antichità il regno macedone era molto simile a greco, l’unica differenza era nella classe sociale, ovvero non esistevano le polis ma un re. I macedoni però erano un popolo di pastori e venivano considerati dai greci come un popolo rozzo e arretrato rispetto a loro.
Infatti i macedoni abitavano in dei villaggi molto semplici e avevano pochi contatti con gli altri popoli. Il primo re macedone fu Karan, e secondo la leggenda,                      lasciò Argo, la stirpe reale dalla quale discendeva, per impadronirsi della macedonia.
La vera svolta per i macedoni avvenne nel 359 a.C. quando salì al trono Filippo II che modernizzò il regno e creò un esercito molto forte. Il sogno di Filippo II era quello di conquistare le città greche e l’impero Persiano, e in parte, ci riuscì, approfittandosi degli indebolimenti delle polis greche conquistò l’intera grecia.
Il sogno di invadere i persiani invece, non venne realizzato poiché Filippo venne assassinato da una sua guardia. Alla morte di Filippo II andò al trono suo figlio  Alessandro, che aveva solo 20 anni e realizzò il  del padre: conquistare l’impero persiano. Alessandro fu uno dei personaggi storici più potenti che lasciò un segno importante nella storia della macedonia. Il giovane in 12 anni conquistò l’impero persiano, dall’Asia minore all’Egitto e si espanse fino al fiume Indo.
Grazie alle sue imprese, Alessando si guadagnò l’appellativo di Alessando Magno, ovvero Alessandro il Grande, che oltre a possedere grandi capacità militari era anche una persona molto colta ed istruita, infatti suo padre aveva scelto come suo maestro il più famoso filosofo di quel periodo, ovvero Aristotele.
Il sogno di Alessandro era quello di formare un grande impero dove regnano pace e prosperità, ma non riuscì a realizzarlo perché morì a soli 33 anni.
Dopo la morte di Alessandro l’impero macedone si divise in 4 regni ellenistici e si avvia verso una rapida decadenza. Nei secoli a venire la Macedonia si trasforma in un terreno di conquista per romani, bizantini, bulgari e ottomani. In passato, la  Macedonia del Nord fece parte della Jugoslavia, un governo dittatore nato nel 1918, sotto la dinastia serba dei Karadordevic, allora rappresentata da Pietro I.
I paesi coinvolti in questa organizzazione furono la Macedonia, la Serbia, la Croazia, la Bosnia-Erzegovina, la Slovenia, il Montenegro e le due province autonome serbe del Kosovo e Vojvodina. La prima pietra per la costruzione della Jugoslavia fu posta nel 1917 con la dichiarazione di Corfù. Questa prevedeva che al termine della prima guerra mondiale croati, serbi e sloveni avrebbero dato luogo ad un nuovo Stato democratico e parlamentare. Cosi nel 1919 venne proclamato il Regno di Serbi, Croati e Sloveni.
Il nuovo stato ebbe però vita breve. Infatti, nel 1929 con un colpo di stato re Aleksandar abolì tutti i partiti e cambiò il nome del regno in Jugoslavia, il quale terminò solo nel 1941 con l’invasione nazista. Durante il periodo della dittatura del re si limitarono notevolmente le libertà democratiche e, con l’abolizione della Costituzione del 1921 che prevedeva uno Stato centralizzato, i rapporti di potere tra serbi e croati furono piuttosto tesi. Alle porte della seconda guerra mondiale, la Jugoslavia si trovava al centro degli interessi degli schieramenti europei. Durante il conflitto, il principe Pavle si trovò a dover gestire un difficile equilibrio diplomatico tra Italia e Germania e una rinnovata simpatia per la Russia.
Nella primavera del 1941, il principe firmò il Patto tripartito nella speranza di salvaguardare l’integrità territoriale del regno, ma pochi giorni dopo il governo fu rovesciato da un nuovo colpo di stato. Hitler reagì rabbiosamente e ordinò l’invasione della Jugoslavia, mentre la società civile iniziò ad organizzare la resistenza sull’onda delle proteste popolari guidate dal nascente Partito comunista. All’interno della regione, il clima di disgregazione portò non solo alla resa senza condizioni davanti agli invasori tedeschi, ma anche ad un aspro confronto tra ustaša e četnici, un movimento politico e militare serbo. I partigiani comunisti, guidati da Josip Broz detto Tito, si trovarono quindi a dover affrontare non solo le forze naziste, ma anche ustaša e četnici.  La resistenza si manifestò come un complesso fenomeno di massa, conoscendo anche un certo pluralismo come in Slovenia, dove tra le file dei partigiani vi erano anche forze cattoliche e liberali. Tito si trovò ad affrontare una guerra dal triplice carattere: di liberazione
dall’occupazione, di scontro etnico, di scontro civile sulle prospettive politico- istituzionali del dopoguerra. Nonostante le offensive tedesche del 1942 e 1943, i partigiani riuscirono sempre a sfuggire alla morsa dei due alleati e nel 1944 iniziarono gradualmente a liberare il Paese. Dopo la resa dei conti con ustaša e četnici, il 12 maggio i partigiani liberarono Zagabria e la guerra in Jugoslavia aveva ufficialmente fine, con una settimana di ritardo rispetto al resto d’Europa. 
Si aprì allora la questione degli assetti regionali post-bellici, che rivelò tutta la difficoltà nei rapporti tra la Jugoslavia e la coalizione alleata. Churchill e Stalin intendevano esercitare pari influenza in Jugoslavia e inizialmente riuscirono a raggiungere un accordo tra Tito e il governo monarchico. I due leader però non avevano considerato adeguatamente gli obiettivi del Maresciallo, che infatti non era affatto interessato ad un governo di coalizione e stava operando per futuri assetti regionali più appropriati al suo interesse nel Sud-est europeo, che lo condussero a tentare la creazione di una federazione balcanica. Alla fine di agosto del 1945 si consumò la definitiva rottura nel governo di coalizione e il 31 gennaio 1946 il nuovo Parlamento, che aveva abolito la monarchia e proclamato la nascita di una Repubblica popolare federale, adottò una nuova Costituzione. Sul modello di quella sovietica del 1936, essa stabiliva un potere centrale, mentre alle sei repubbliche, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Slovenia e alle due regioni autonome ovvero il Kosovo e Vojvodina, costituite entrambe nell’ambito della Repubblica serba, venivano assegnate competenze assai limitate. Aveva così inizio l’era della Jugoslavia di Tito. Il leader jugoslavo riuscì a costruire un attore regionale in grado di distinguersi non solo nella propria politica interna, ma anche in politica estera. Il dinamismo e l’autonomia di Tito portarono alla drastica rottura con Mosca nel 1948, facendo cadere il Paese in profonda crisi e offrendo al blocco occidentale una possibilità di accrescere la propria influenza nei Balcani. L’iniziale riavvicinamento con il Cremlino, in seguito alla morte di Stalin, si spezzò nuovamente dopo la crisi ungherese nell’ottobre del 1956. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la Jugoslavia attraversò una fase di riforme. Da un lato quelle costituzionali, con la proclamazione della Repubblica socialista federale jugoslava nel 1963, dall’altro quelle economiche e finanziarie, che miravano alla democratizzazione della società, a favorire lo sviluppo e ad inserire la Jugoslavia nel mercato internazionale, mutando la fisionomia del Paese che da prevalentemente agrario divenne industriale e commerciale. Al tempo stesso ciò innescò l’accrescimento del divario tra un Nord economicamente sviluppato e un Sud arretrato, uno dei fattori che mise più in crisi il Paese nei decenni successivi. In politica estera, Tito seppe cogliere le potenzialità del processo di decolonizzazione nella contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Nonostante i risultati fossero al di sotto delle aspettative di creazione di un movimento globale, il prestigio di Tito nei paesi del Terzo Mondo era diffuso e il suo equilibrio diplomatico fu preso ad esempio. Nel 1971 si riaprì la discussione riguardo ad un assetto federale o confederale del Paese, nodo rimasto sempre in sospeso e che i movimenti sociali del 1968 avevano riportato in superficie. Tito riuscì ancora una volta a tenere insieme la Federazione, imponendo un drastico cambiamento del gruppo dirigente di tutte le repubbliche, allontanando gli esponenti più liberali e apertamente nazionalisti. Alla fine restava in piedi solo la vecchia generazione comunista, partigiana e leninista legata al Maresciallo, la cui forza riformatrice restava condizionata dall’autoritarismo, rendendolo incapace di trovare appoggi nella società civile e isolandosi culturalmente. L’invecchiare del Maresciallo pose inevitabilmente la questione della sua successione e, dopo numerosi tentativi avvenuti negli anni precedenti, le modifiche costituzionali del 1974 definirono il ruolo di una futura presidenza collegiale secondo un sistema a rotazione annuale rigidamente prestabilito. I caratteri che Tito aveva saputo imprimere all’organizzazione della società jugoslava, alla politica estera e all’economia, avevano fatto sì che all’esterno il Paese fosse indicato come modello di un socialismo efficace e umano, alternativo a quello sovietico. In realtà, non erano mancati segnali di crescenti difficoltà in campo economico e politico, tuttavia questi furono a lungo ignorati o sottovalutati. In un clima internazionale sempre più teso e incerto, il Maresciallo Tito si spense il 4 maggio 1980, provocando grande emozione e sconforto in tutto il Paese, che si sentiva improvvisamente privato di un padre. L’aggravarsi della crisi economica e finanziaria nel Paese, il crescente divario tra Nord e Sud e le spinte nazionaliste ormai incontrollate innescarono una serie di eventi concatenati: dallo scioglimento della Lega dei Comunisti alle elezioni multipartitiche nelle repubbliche, in cui si affermarono quasi ovunque i partiti nazionalisti, fino ai referendum del 1991, in cui Slovenia e Croazia decisero per l’indipendenza dando inizio alla dissoluzione della Jugoslavia. Il conflitto che scoppiò dopo poco vide contrapporsi non solo etnie, ma visioni differenti del proprio ruolo nella regione. Sloveni e Croati intendevano prendere parte ai processi di innovazione dell’Europa occidentale, i Serbi guidati da Milošević erano mossi dall’ideale della realizzazione di una “Grande Serbia”, i Kosovari volevano sottrarsi al controllo serbo. 
Gli scontri si consumarono in una fase iniziale in Slovenia e in Croazia, ma fu in Bosnia-Erzegovina che si verificarono gli orrori peggiori. La guerra in Bosnia durò dal 1992 al 1995 e vide contrapporsi serbi, croati e musulmani, tre popoli che per secoli avevano vissuto in pace. Le operazioni di pulizia etnica da parte dei “Serbi di Bosnia”, guidati da Karadzić, portarono a massacri come quello avvenuto a Srebrenica, nel luglio del 1995, in cui persero la vita più di 8.000 uomini musulmani. Sarajevo, città simbolo della convivenza pacifica tra culture, fu costretta ad un assedio che è ricordato per essere il più lungo e violento nella storia bellica moderna. Nel novembre del 1995, a Dayton, in Ohio, vennero firmati accordi che posero fine alle ostilità in Bosnia-Erzegovina e che definivano l’assetto politico e istituzionale dello Stato bosniaco così com’è ancora oggi. Eppure le violenze nella regione non cessarono, poiché in Kosovo nel 1998 si intensificarono le azioni dell’esercito di liberazione del Kosovo e la repressione serba. Solo nel marzo del 1999, con l’intervento NATO nei Balcani, si conclusero i conflitti in Jugoslavia. La Jugoslavia è entrata da allora nell’immaginario come “ex-jugoslavia”, terra instabile e reduce da una violenta guerra avvolta da un velo di nebulosa confusione riguardo alla propria storia.

Romania: storia e geografia delle radici

Romania: storia e geografia delle radici

Mariachiara Ahimee Ionescu 09 Ottobre 2023
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La Romania è uno Stato membro dell'Unione europea e dell'ONU, situato in Europa centro-orientale al confine con la penisola balcanica. Ha una popolazione di 19 053 815 abitanti (2022) e la sua capitale è Bucarest.

  • Localizzazione e Denominazione
  • La storia della Romania
  • Alexandru Ioan Cuza
  • Nicolae Ceausescu 
  • Depressione economica
  • Rivoluzione romena
  • La leggenda del Conte Dracula

Localizzazione e Denominazione:

Il nome Romania deriva dall’aggettivo latino “romanos” (l’impero romano identificava le zone conquistate con la parola in lingua latina Romània). La capitale della Romania è Bucarest. La Romania confina a nord con l'Ucraina, a nord-est con la Moldova, a sud con la Bulgaria, e a ovest con la Serbia, Montenegro e l’Ungheria. A sud-est è bagnata dal Mar Nero. Il fiume più importante della Romania è il Danubio, che scorre per circa 1000 chilometri lungo i confini del paese, e sfocia nel mar Nero; uno dei suoi principali affluenti è il Prut, che scorre a est, lungo il confine con la Moldova. I laghi sono numerosi ma non molto grandi , di tipo glaciale nell'entroterra e di origine lagunare lungo le coste del Mar Nero. Le falde delle montagne sono ricoperte da estese foreste. In queste regioni vivono numerosi animali selvatici, come lupi, orsi e cervi. Il clima Romeno è tipicamente continentale, gli inverni sono freddi e le estati calde e umide. 

La storia della Romania:

La Romania corrisponde al territorio dell'antica regione della Dacia conquistata nel II secolo a.C. dall'impero romano. La Romania nasce nel 1859, quando la Moldavia e la Valacchia sotto incitamento di Napoleone III (imperatore dei Francesi) elessero la stessa persona, Alexandru Ioan Cuza come principe (ancora oggi è il personaggio chiave che incarna l'indipendenza e la formazione della Romania).

Alexandru Ioan Cuza

Alexandru Ioan Cuza è stato il primo principe della Romania moderna, che ha contribuito in modo essenziale al progresso del paese compiendo grandi riforme, per esempio: la riforma agraria, che liberò i contadini dal peso dei debiti feudali rendendoli anche proprietari della terra (1864), il codice penale, il codice civile (1864), la legge sull’educazione, il cui principio era che l’educazione scolastica primaria divenisse obbligatoria e gratuita (1864). Alexandru Ioan Cuza morì nel 1873 in Germania.

Nicolae Ceaușescu

Nicolae Ceaușescu iniziò a governare nell'ultima parte degli anni 70, e tutti gli anni 80.

Depressione economica

Negli anni 80 ci fù una depressione economica, questo perché Nicolae Ceausescu aveva chiesto grossi prestiti a stati esteri che in seguito aveva speso per costruire grandi palazzi, e acquistare beni di lusso per uso personale lasciando però la Romania povera e costretta a ripagare un forte debito. Ceausescu aveva sostanzialmente portato il paese alla carestia utilizzando tutte le produzioni in eccedenza di cibo e materie prime per venderle verso il mercato estero. Queste circostanze trasformò la vita quotidiana dei cittadini romeni in una lotta per la sopravvivenza: fu introdotto la riduzione del cibo e del riscaldamento domestico a 13°C ; la carenza di benzina e le interruzioni di corrente divennero la regola. Nonostante quello che dicevano i giornali di partito che mostravano grande crescita e miglioramenti grazie a Nicolae Ceausescu e sua moglie; la Romania era allo stremo.

Rivoluzione romena

La rivoluzione iniziò il 16 dicembre 1989 quando a Timișoara ci fu una manifestazione di protesta al tentativo del governo rumeno di espellere un dissidente ungherese, il pastore riformato László Tőkés, perché aveva espresso il suo dissenso verso il regime tramite i media stranieri e il governo considerò il gesto come un incitamento ai conflitti etnici. Il 18 dicembre fu instaurata la legge marziale e gruppi la sfidarono sventolando le bandiere senza i simboli del regime e cantando il vecchio inno nazionale proibito da  anni. ci furono molte vittime colpite da armi da fuoco. La massa continuò ad avanzare per le vie di  Timișoara nonostante le forze dell'ordine, Timișoara era divenuta drammatica: spari, vittime, risse, automobili in fiamme,Ceaușescu, che aveva provato a rivolgersi alla folla dal balcone del Comitato Centrale, fu accolto da bordate di fischi e improperi. Dato la criticità della situazione, Ceausescu tenta la fuga con un elicottero; Ceausescu e sua moglie lasciarono la capitale. Il pilota Vasile Maluţan riuscì però a convincere i passeggeri a scendere prima, informandoli falsamente che la  contraerea aveva intercettato l'elicottero, minacciando di abbatterlo, dunque li fece atterrare presso una fattoria. Quando capirono di essere caduti in trappola, cercarono di fuggire con un automobile, che poi in seguito venne fermata da una pattuglia della polizia, I poliziotti consegnarono il dittatore e la moglie all'esercito. Il 25 dicembre furono processati e subito dopo la sentenza vengono giustiziati nel cortile dell'edificio; i filmati del processo e dell'esecuzione furono diffusi il giorno stesso dalla televisione di stato.

La leggenda del Conte Dracula

La leggenda del Conte Dracula nacque dal romanzo di Bram Stoker, un romanzo dell'orrore legato alle leggende centro europee sui vampiri e i non-morti che già avevano ispirato altri suoi contemporanei, come John Polidori, il medico e compagno di viaggio di lord Byron. Indagando questo tipo di storie, Stoker venne a sapere dell’esistenza di un principe rumeno di nome Vlad Drăculea, vissuto nel XV secolo e divenuto celebre, tra l’altro, per la sua crudeltà.

 

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